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XviD ItaLe miserie del signor Travet(1945 A Sordi,C Campanini,G Cervi)TNTVILLAGE

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Name:XviD ItaLe miserie del signor Travet(1945 A Sordi,C Campanini,G Cervi)TNTVILLAGE

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Le miserie del signor Travet.avi (Size: 699.68 MB) (Files: 1)

 Le miserie del signor Travet.avi

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[XviD Ita]Le miserie del signor Travet(1945-A.Sordi,C.Campanini,G.Cervi)[TNTVILLAGE]

Scheda Originaria qui:

http://forum.tntvillage.scambioetico.org/tntforum/index.php?showtopic=132419

:::->Scheda del film<-:::

Genere: Comedy
Durata: Italy:100 min
Riconoscimenti: 2 wins

Regia: Mario Soldati
Sceneggiatura: Vittorio Bersezio Aldo De Benedetti Tullio Pinelli Carlo Musso
Fotografia: Massimo Terzano
Produzione: Marcello D'Amico
Colonna Sonora: Nino Rota
Montaggio: Gisa Radicchi Levi

Cast: Alberto Sordi Carlo Campanini Gino Cervi Vera Carmi Paola Veneroni Pierluigi Veraldo Laura Gore Luigi Pavese Mario Siletti Michele Malaspina Gianni Agus Domenico Gambino Enrico Effernelli
Carlo Mazzarella Felice Minotti Ernesto Collo

:::->Trama<-:::

Nel magnifico Le miserie del signor Travet (dicembre 1945; 95 min.) di Mario Soldati, Carlo Campanini, finalmente approdato al ruolo di protagonista, è un impiegato sottomesso alla moglie (Vera Carmi), una donna energica, bella e vacua, delusa dal tono modesto del marito e alla ricerca di altre soddisfazioni. Nel ruolo che era del direttore didattico e corteggiatore del film precedente troviamo ora il potente capodivisione (Gino Cervi) di Ignazio Travet mentre la vicenda si arricchisce di numerose altre storie secondarie, unite dalla impertinente e dinamica figura di Barbarotti, un brillante millantatore (un ottimo Alberto Sordi al suo primo ruolo importante).
Tratto dalla commedia teatrale Le miserie di monsù Travet (1863) di Vittorio Bersezio (sceneggiatura di Aldo De Benedetti, Tullio Pinelli e Carlo Musso) ambientata nei primi mesi dell’Italia unita, il film di Soldati si avvale di una serie di contributi eccezionali: gli interpreti sono tutti eccellenti, dal dimesso e sofferente Campanini alla altera e spocchiosa Vera Carmi, dall’elegante e sicuro Cervi al fatuo e irritante Alberto Sordi; le scenografie di una Torino ottocentesca (ricreata a Roma) offrono un perfetto tono crepuscolare, appena “corretto” dalle note brillanti e spesso caricaturali della bella colonna sonora di Nino Rota. Quest’ultima, tra l’altro, accentua i legami del film con l’opera buffa di cui ripropone più di un elemento: in particolare l’episodio del tentato matrimonio a sorpresa con il notaio (un giovane Carlo Mazzarella) nascosto in casa e pronto a suggellare le nozze tra la figlia di Travet e il panettiere Paolino, rimanda a numerose situazioni analoghe della tradizione buffa (tra le tante si può ricordare Despina travestita da notaio nel mozartiano Così fan tutte, 1790).
La pellicola, certo la migliore finora firmata da Soldati, si colloca tra le cose più significative del rinato cinema italiano (riscuote un ampio successo commerciale) e, non a caso, racconta le tribolazioni di un povero e diligente impiegato il quale, proprio a causa del suo integerrimo senso del dovere, viene da tutti motteggiato e irriso. L’Italia dei furbi e degli opportunisti prende corpo in questa mesta vicenda nella quale si possono cogliere, tra le righe, numerose allusioni alla situazione del dopoguerra: la povertà di casa Travet appare un simbolo evidente di una miseria generale che opprime l’intera classe impiegatizia statale, provata dalla guerra, colpita dall’inflazione e inetta a trovare altre fonti di sostentamento. Al contrario le figure dei due panettieri (il futuro sposo e il suo socio “Giachetta”), con la loro costante irrisione all’ostentato “decoro” dell’impiegato regio Travet e il loro evidente benessere, sono l’emblema di un’altra Italia che sa arrangiarsi, sa usare ogni trucco (borsa nera) per sopravvivere e che poco si cura delle menzioni onorifiche, della dignità e del lusso. Saranno proprio i due bottegai, finito in un terrificante vicolo cieco (l’invidia e le calunnie dei colleghi gli hanno procurato un trasferimento in Sicilia) a gettare una ciambella di salvataggio all’impiegato, assumendolo nel loro negozio con un compenso più alto di quello statale. In definitiva Soldati prende posizione per questa “seconda” Italia vivace e pragmatica, capace di arrangiarsi, tanto bistrattata dal cosiddetto neorealismo.
Altrettanto incisiva è la descrizione del velenoso ambiente di lavoro presso il ministero dove Travet viene quotidianamente svillaneggiato da colleghi e superiori; in esso l’autore mostra un’Italia dell’inefficienza e delle clientele nascosta dietro l’ipocrita maschera del rigore in cui gli avanzamenti di carriera e le gratificazioni si ottengono attraverso la piaggeria e il servilismo più meschino anziché mediante il riconoscimento dei propri meriti. In tal senso non solo la pellicola denuncia un eterno (tuttora perdurante) difetto italico ma allude in modo evidente alla grossolana incapacità della macchina dello Stato, tanto inutilmente lodata dal regime, incapacità che il conflitto bellico, durato molto oltre il previsto, ha reso a tutti noto. Buona parte dei gravi rovesci, subìti fin dall’inizio dall’esercito italiano, si devono a questa terribile impreparazione che allignava silenziosa dentro le strutture dei ministeri, delle caserme e delle industrie di stato (e non), nonché all’inetta e colpevole mancanza di coordinamento e collaborazione (ad esempio tra marina e aeronautica) che si protraeva anche nelle ore più drammatiche della storia della penisola. Il microcosmo opprimente, permeato di vanità e stolto autoritarismo, che schiaccia Travet riflette la percezione che gli Italiani hanno avuto (e subìto) di una nazione debole e inefficiente, travolta dagli eventi europei; l’incredibile sfascio dell’8 settembre non è che l’apice di questa demoralizzante percorso di verità. In quel 1945 la disillusa sopportazione di Travet riflette quella di un popolo e la rinvia agli spettatori in un amaro gioco di specchi.
Questo per quanto riguarda il passato.
La situazione di Travet succube della arcigna e inutile moglie allude invece (come già nel Ratto delle Sabine, evidente modello del lavoro di Soldati) al matriarcato emergente nella nuova democrazia nella quale, di lì a poco, le donne si apprestavano a votare per la prima volta nella storia d’Italia. Il protagonista viene infine scosso dal suo mortale torpore dal seduttore mancato della moglie allorché, verso la fine, Gino Cervi, ormai commosso dall’integerrima condotta dell’impiegato, gli ricorda in modo solenne che a casa sua deve essere lui il padrone e che sua moglie è solo “una sciocca”.
Accanto all’Italia disillusa e stanca (Travet), a quella trafficona e malandrina (gli impiegati, la moglie) e a quella freddamente burocratica (Gino Cervi) emerge però l’altra Italia, dinamica e decisa a ricominciare a qualunque costo: essa possiede innanzitutto il volto spudorato, simpatico, esuberante, avido e amorale di Alberto Sordi in quello che possiamo tranquillamente definire il primo tipico personaggio della futura “commedia all’italiana”.

:::->Scheda tecnica del DivX<-:::

--- Informazioni sul File ---

Titolo:Le miserie del signor Travet.avi
Dimensione File (in bytes):733,663,232
Durata (hh:mm:ss):1:37:28
Numero di tracce Audio :1

--- Informazioni Video ---

Nome Codec Video:XviD 1.1.0 Final
Numero Frame:146179
Larghezza Frame(pixels):576
Altezza frame(pixels):432
Display Aspect Ratio ("DAR"):1.333
FPS:25.000
Video Bitrate (kbps):900
QF:0.145

--- Informazioni Audio Traccia 1 ---

Codec audio:0x0055 MPEG-1 Layer 3
Freq.audio (Hz):44100
Bitrate(kbps):91
Tipo:VBR
Canali:2

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