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Passepartout 2007 10 28 Abitare il nostro tempo

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Passepartout 2007 10 28 Abitare il nostro tempo

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Name:Passepartout 2007 10 28 Abitare il nostro tempo

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Passepartout 2007-10-28 - Abitare il nostro tempo (Philippe Daverio - Rai3).avi (Size: 229.29 MB) (Files: 1)

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Una critica severa alla mostra curata da Robert Storr alla Biennale di Venezia. Un'esaltazione della mostra organizzata dai veneziani a Palazzo Fortuny. Un contrasto foriero di ricche ipotesi di dibattito circa la nostra attualità e sulle molteplici visioni del mondo. Un tema affascinante e di grande interesse che segna il ritorno in tv di Passepartout, giunto al suo settimo anno di programmazione.

Esiste un'estetica unica che sta investendo il mondo in modo da farlo sentire globale? La 52. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia sembrerebbe dare una risposta in positivo. Il curatore della mostra, Robert Storr, proviene da New York e sembra non abbia alcuna intenzione di voler distinguere il Canal Grande dall'Hudson. La mostra centrale si chiama Pensa con i sensi - Senti con la mente. L'arte al presente propone un perfetto gioco di rimandi fra politically correct elegantemente realizzato: Africa, Giappone, Brasile, Germania, Italia, etc. Una rassegna totale sul mondo dell'arte del presente, che trova però il suo riconoscimento attraverso la vidimazione dei suoi passaggi commerciali nelle sofisticate gallerie newyorkesi.

Un'arte quindi dal doppio passaporto, che necessita del visto e del punto di vista americano per trovare il suo spazio e la sua giustificazione nel mondo. Una proposta di egemonia del gusto dove tutto tende ad assimilarsi in una sorta di bulimia globalizzante. Venezia però non si arrende: un gruppo di curatori, costituito da un collezionista belga assieme ai musei veneziani coordinati da Giandomenico Romanelli, con la mostra Artempo a Palazzo Fortuny, prova a dare dal vecchio continente una risposta circa la nostra attualità che sembra dirigersi in modo opposto a quanto prospettato da Storr. Il quesito che pone questa mostra è una questione molto seria: l'arte è solo un gioco di pura contemporaneità o è la risultanza di stratificazioni del passato? Artempo è in definitiva una singolare indagine che affronta da un lato il tema del tempo e di come esso agisca, formi e trasfiguri l’arte, e dall'altro il linguaggio stesso dell'arte che resta sempre universale e senza tempo.

Una chiave per districare questo affascinante tema la offre proprio Palazzo Fortuny, edificio gotico trasformato da Mariano Fortuny in dimora-atelier, di cui conserva ambienti, strutture, tappezzerie, collezioni. L'atmosfera del palazzo gioca un ruolo importante nel sottolineare il dialogo e l'interazione tra opere d'arte e oggetti d'uso di epoche, culture e provenienze diverse. Ecco allora per esempio, una testa di Picasso assieme ad una di Giacometti con sopra un oggetto del Kopan in mezzo all'America di 1500 anni fa ed un fenomenale oggetto rituale cinese di 3000 anni fa. Oppure, una classica bruciatura di Burri accanto ad un'opera che è stata bruciata casualmente perché è un Tintoretto andato a fuoco. Ed ancora, una lezione formidabile di gusto e di stile, un modo per spiegare come un quadro di Fontana possa stare benissimo sopra un cassettone olandese accanto ad una scultura in gesso.

La nostra non è dunque una cultura dell'affermazione ma una cultura della commistione, dove passato e presente hanno costante bisogno di entrare in dialogo e dove spesso l'oggetto vale quanto l'opera d'arte, come stimolo mentale, con l'arredo che svolge una funzione fondamentale. E questa moltiplicazione dei gusti trova la sua casa, anzi le sue diverse ipotesi di case e dei suoi arredi in una curiosa esposizione attorno ai temi dell'arte e del design, tenutasi a poca distanza da Venezia, Abitare il tempo, alla Fiera di Verona. Noi viviamo oggi un mondo incredibilmente eclettico dove una casa può essere costruita in venti giorni e formata da pezzettini smontati, forniti direttamente dall’industria, ma dove il richiamo estetico non è molto lontano da quello di un film degli anni '60. Tutti giochi proponibili per l'architettura delle città ma anche per i singoli oggetti. Con i piaceri edonistici e domestici che tornano ad incrociarsi all'interno di case che riprendono ad essere dei veri luoghi d'incontro. Al "tutti uguali" di Storr si risponde con il diritto alla diversità in compagnia. Non esiste un gusto unico, ognuno ha diritto al suo.

Fonte:
- Passepartout

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